Matteo Fiorucci

Giada sei + uno
Tutto è pronto, gli stivali bianchi nella scatola, i rulli per le Nikon, le mani un po’ sudate, uno sguardo intorno. Sei al centro; sei fotografi ti spogliano. Con gli occhi azzurri punti dritto l’obiettivo tutto aperto. Sullo specchio scivolano raffiche, parole, chiacchiericcio fotografico. Scatti di riscaldamento, scatti di scioglimento, scatti in sequenza, scatti buoni, scatti per un’altra posa, scatti per finire il rullo. Non (sei) più al centro vuoto dello specchio che hai ribaltato cento volte. Sento l’ego fotografico, riprende il fiato, riflette un po’ spossato. Mi ha ritagliata, mi ha fermata, mi ha strapazzata, mi ha abbassata, mi ha innalzata, mi ha svelata? Quale sei? Ti ritrai in un metro e settantatre/ventidue anni/24 foto in gita/4000 alle pareti e nei cassetti/un pomeriggio di domenica che non racconti/due ore prima donna/otto minuti per dormire/mezza giornata di pianto forte/ cinque secondi per tornare a galla e respirare?